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Si può essere sostenibili su Instagram?

Ammettiamolo dai, chi di noi non ha mai acquistato un oggetto con l’unico scopo di essere usato come props per una foto di Instagram?
Mi sa che ci siamo cascati un po’ tutti e ogni tanto concederci un regalino non è poi la fine del mondo.
Se però questo diventa un’abitudine tutta incentrata sul consumismo allora non ci siamo.
In realtà le nostre case sono già piene zeppe di oggetti che ci possono venire incontro nella realizzazione di scatti creativi per i nostri profili, basta solo guadare ciò che ci circonda con un’occhio diverso.

Partiamo dal settore più facile, impossibile che nelle nostre cucine manchino oggetti che possano essere utilizzati come props!

  • piatti, piattini, vassoi, teglie, posate, mestoli, bicchieri, bottiglie, pirottini di carta, caffettiera…
  • tovaglie, tovagliette, strofinacci, tovaglioli, presine, grembiuli..
  • frutta, verdura, dolcetti, pane, frutta secca, erbe aromatiche, creme varie….
  • libri di cucina, ricettari

BAGNO
Anche qui se guadate bene gli oggetti da poter utilizzare sono tantissimi! 

  • Spugne, dischetti struccanti (lavabili ovviamente!), saponette, dispenser di sapone, spazzola, beauty case, profumi, trucchi…

CAMERETTA BIMBI

Se avete dei bimbi piccoli, beh allora è una vera pacchia! Quante cose carine ci sono nelle camerette dei nostri figli?

  • Giochi, libri, vestitini, pupazzi, calze colorate, ciuccio, biberon, lucina per dormire, una buffa lampada, cuscini…

SALOTTOUn salto in sala ed ecco che tra mensole, armadi e tavolini possiamo trovare un vero tesoro!

  • Piante e talee, libri, cuscini, copertine, soprammobili, quadri, candele, lucine, decorazioni varie…

MISTOE vogliamo parlare di tutti quegli oggetti che non rientrano in nessuna categoria precisa ma che rendono più accogliente le nostre case? Oppure che abbiamo semplicemente conservato perchè ci rendono felici? (Marie Kondo insegna).

  • Nastri, carte da pacchi, cartoline, agende, calendari, chiavi, bottoni, fili colorati, decorazioni natalizie, stecche di cannella o anice stellato, fiori secchi….

FUORI CASA
Se tra le quattro mura domestiche vi sembra di non avere abbastanza, allora infilate scarpe e cappotto e andate a fare una camminata nei parchi o meglio ancora nel bosco/mare, quanti bellissimi oggetti si possono trovare? Avrete così anche una scusa per respirare aria fresca e farlo insieme alla vostra famiglia. Potrebbe anche diventare un gioco da fare con i bimbi, loro sono dei veri campioni nello scovare tesori.

  • Pigne, foglie, ghiande, fiori, rametti ma anche sassi, sabbia, conchiglie, vetri levigati dal mare..

Insomma c’è solo l’imbarazzo della scelta, basta usare un po’ di fantasia e guardare le cose da un’altra prospettiva.Utilizzando ciò che abbiamo a casa invece di ricorrere sempre all’acquisto compulsivo di cose che in realtà, ad esclusione della foto, non ci servono, aiuterà a tenere le case un po’ più sgombre e ad alleggerire le discariche.
Riempiamo Instagram di immagini belle che sono gioia per gli occhi ma rendiamole anche più sostenibili.

Buon lavoro!
Sara

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2020, anno di collezioni a tema.

Credo proprio che il 2020 sarà il mio anno.
Un anno in cui amerò ancora di più il mio lavoro.
Un anno in cui poter far confluire tutte le mie conoscenze ambientali nel mio mondo fatto di stoffa e colori.
Un anno in cui sarò totalmente libera di gestire la mia piccola attività senza limiti di personalizzazioni o scadenze dettate da altri.
Un anno in cui mi sentirò libera e decisamente ispirata.

Per questo ho deciso che nei prossimi 12 mesi, ogni mese, sullo shop uscirà una collezione a tema.
Cominciamo dalla prima? Il Giappone!

E’ incredibile come la totale libertà di scelta possa innescare infiniti ragionamenti sulle migliori stoffe da proporre, articoli nuovi, collaborazioni (sì, ci saranno anche quelle), riflessioni e crescita. 
Non ricordo più l’ultima volta in cui sono stata così felice , è davvero stupendo.

Poco importa se qui la notte si dorme ancora poco, se le preoccupazioni della vita privata si intrecciano a quelle lavorative, se le vendite dipendono interamente dalle mie scelte personali e non più da quelle decise dal cliente.

E’ tutto incredibilmente bello e stimolante!

Le collezioni a tema hanno e continuano ad occupare gran parte dei miei pensieri, perché un conto è decidere un argomento e un conto è realmente trovare le stoffe che servono allo scopo. Ma ammettiamolo, è anche molto divertente immergersi in questo mondo di colore (anche se a volte mi ritrovo a sognarle anche di notte).

Non ci sarà una data fissa di messa online ma indicativamente sarà sempre a fine mese (vi aspetto oggi ore 21 sullo shop). 
Mentre intorno al 10 del mese sarà possibile acquistare tanti altri coloratissimi prodotti dalle fantasie miste, cercando di andare incontro un po’ ai gusti di tutti.

Spero che questo nuovo modo di essere Sogni Risplendono vi piaccia e che possa incuriosire i più restii al cambiamento a tal punto di decidere di provare.
Si parte sempre da un solo singolo passo a cui poi ne segue un altro e un altro ancora, fino a quando senza rendercene conto ci si ritrova in cammino verso un meraviglioso traguardo.

Sara

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Vivere consapevolmente – il nostro libro.

Era una mattina di agosto, stavamo passando qualche giorno in campeggio per riposarci dopo un anno di tanto lavoro. 
Ricordo come fosse ieri che mi sono svegliata prestissimo, ho lasciato gli uomini di casa a letto e sono uscita in veranda per sedermi a quel tavolo. 
Intorno a me solo gli uccelli ed il personale del campeggio si erano già svegliati, c’era una calma totale, profumo di mare e pineta nell’aria, una pigna che rotola giù dall’albero. 
Ed in quel momento ho pensato che era giunto il momento di farlo. 
Che quel desiderio di mettere nero su bianco le mie piccole grandi scoperte sul vivere consapevolmente non poteva più aspettare. Volevo raccogliere tutto in un unico luogo, non più sparso qua e là su storie di Instragram o nelle infinite discussioni sul tema con Francesco.
Quella mattina di agosto ho acceso il mio PC, ho fissato un attimo lo schermo e ho cominciato a scrivere
Vivere consapevolmente – piccoli gesti che fanno la differenza.

Inutile che vi dica che da quel primo momento ad oggi, che sono finalmente qui a parlarvene, le vicissitudine sono state infinite. Tante serate a scrivere da parte di Francesco (sì, l’abbiamo fatto insieme) mentre io già dormivo, tante ore durante il giorno da parte mia.
Tante insicurezze sul non essere adatti per un’impresa del genere, perché non è il nostro lavoro.
Tante imprecazioni per le infinite volte in cui abbiamo dovuto modificare l’impaginazione che non andava mai bene.
Mal di testa a furia di capire qual era il modo migliore per stamparlo e distribuirlo.
Lacrime di frustrazione al pensiero che forse stavamo facendo una cosa che era oltre le nostre capacità e che avrebbe deluso i lettori.
Occhi sbarrati nel cuore della notte riflettendo che forse era meglio buttare tutto e abbandonare questo sogno nel cassetto.

E invece alla fine sono qui, con la copia del nostro piccolo libro in mano. Totalmente imperfetto, che trasuda errori grafici (perdonateci), con le foto scattate con il cellulare cercando di ritagliarmi il tempo necessario tra un lavoro e l’altro. 
Ma credo che portare a termine questo lavoro sia stato comunque giusto e importante.
Giusto per me che sentivo il bisogno di farlo. 

Giusto per chi lo leggerà, sia se troverà informazioni che sono solo conferme di ciò che già sa o che stia iniziando oggi a muovere i primi passi verso uno stile di vita più sostenibile.
Giusto per chi deciderà di regalarlo a qualcuno che ancora non se la sente di cambiare le cose perché pensa sia troppo difficile e complicato.
Giusto per il Pianeta perché ogni azione fatta per incentivare gli altri a migliorare è preziosa.

Cosa abbiamo racchiuso dentro a queste pagine a noi tanto care?
Tantissimo legato alla cucina, perché è quello che conosco meglio e che impatta forse di più sulle nostre vite. Ma anche temi legati al riuso, all’efficienza energetica e al viaggiare in modo sostenibile. E poi un sacco di ecogesti che se messi insieme fanno la differenza.

Abbiamo voluto improntare il libro nello stesso modo in cui parlo sempre di questi temi, ossia senza estremismi, dita puntate o critiche feroci. Certo, alcuni comportamenti sono profondamente sbagliati e andrebbero eliminati dalla nostra quotidianità ma per tanti altri  si può trovare il giusto compromesso, che a mio avviso è sempre meglio che non fare nulla.

La perfezione, come in tutte le cose, è solo un’utopia che ci spinge poi a non fare niente. 
Se avessi preteso questo dal mio piccolo libro non avrebbe mai visto la luce e non avrei mai potuto condividere con altre persone quel che so.
C’è sempre tempo per migliorare, l’importante è iniziare da qualche parte e non fermarsi.

Sara

Trovate il PDF scaricabile nel mio shop QUI.

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Spreco alimentare e app: Too Good To Go.

Spreco alimentare, un termine che sembra sempre così assurdo eppure è una realtà che fatichiamo a scrollarci di dosso. 
Che sia tra le nostre mura domestiche o le rimanenze dei ristoranti, i dati a riguardo sono allarmanti! Pare che solo in Italia siano oltre i 10 milioni le tonnellate di cibo che vengono buttate via, una quantità che onestamente faccio fatica anche solo ad immaginare. 
Partendo dal presupposto che sono le grandi realtà a fare il danno peggiore, rimango dell’idea che anche la nostra piccola parte di consumatori abbia una grande importanza e per questo è nostro dovere impegnarci a riguardo.

Il primo passo contro lo spreco alimentare riguarda indubbiamente la nostra spesa che deve essere fatta con criterio, senza acquistare prodotti che non consumiamo o in quantità tali che rischiano di scadere prima del loro consumo.

E se vogliamo fare un passo in più? Ancora una volta la tecnologia, se usata bene, può aiutarci in modo molto efficace nella nostra personale battaglia.

Oggi vi voglio parlare di un’applicazione che sta prendendo sempre più piede ed è Too Good to go

Con pochi semplici click potrete installare sul vostro telefono un’app che vi segnalerà tutte le attività commerciali della vostra zona che sono stanche di vedere buttato del cibo solo perchè ha un giorno di vita o poco più e decidono di venderlo a prezzi molto vantaggiosi. 
In questo modo loro hanno comunque un piccolo guadagno sull’invenduto, il consumatore acquista prodotti comunque di ottima qualità ad un prezzo davvero basso e l’ambiente si risparmia un po’ di rifiuti.

Ma come funziona nel dettaglio? Una volta individuati i negozi/ristoranti che aderiscono nella vostra zona, potete valutare quali di essi hanno prodotti che vi possono essere utili. A questo punto acquistate la vostra magic box pagandola direttamente dall’applicazione e andate a ritirarla nella fascia oraria indicata. Questa varia in base all’attività commerciale, io sono andata in un panificio e ho potuto fare il ritiro la mattina presto, altri consegnano prima della pausa pranzo e altri ancora a fine giornata.

Non c’è la possibilità di scegliere il prodotto acquistato, viene venduta la cosiddetta magic box all’interno della quale troverete un mix di prodotti appartenenti alla categoria indicata nella descrizione del negozio. Alla fine così è anche più divertente, vai a casa e apri con estrema curiosità il tuo pacco per scoprire cosa potrai gustare di buono.

Il prezzo rispetto a quello pieno è davvero basso perchè si parla di 4,99€ rispetto ai 15€ di listino!

L’organizzazione del servizio è davvero efficiente, per ogni locale è allegata anche la distanza dal punto di partenza (ossia casa propria) e la mappa per verificare la posizione esatta. 

E’ indubbiamente un piccolo passo ma che a mio avviso vale la pena fare.

Spero di avervi incuriosito e che vogliate provare anche voi questo insolito metodo di fare la spesa, non ve ne pentirete.

Sara

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Tutorial bee wrap.

Post in collaborazione con Prym.

Conoscete i bee wrap? Quei fogli di cotone trattati con la cera d’api utilizzati come sostituti della pellicola alimentare?
Probabilmente sì, ormai si trovano molto facilmente in commercio e ci sono in svariati formati e fantasie.
Basta tenerli leggermente tra le mani in modo tale che il loro calore ammorbidisca la cera quel tanto che basta per renderli malleabili e quindi adattarli all’alimento o contenitore che si vuole sigillare.
E se vi dicessi che potete provare a farli in casa con pochissimi passaggi?
Ecco come!

MATERIALE

  • Cotone di ottima qualità non troppo sottile.
  • Cera d’api in perle ma va bene anche in blocco e poi grattugiata.
  • Penna cancellabile per stoffa.
  • Forbici a zigzag se volete dare un tocco più carino ai fogli.
  • Ferro da stiro.
  • Carta da forno.

PROCEDIMENTO:
Iniziate disegnando con la penna cancellabile per stoffa i quadrati di cotone delle misure che preferite, in base alle vostre esigenze. L’ideale è realizzarne diversi per creare un kit completo.

Una volta preparate le sagome passate a ritagliarle.

Posizionate la stoffa su un piano rigido, io ho usato una leccarda da forno e tra i due mettete un foglio di carta da forno. In questo modo eviterete spiacevoli inconvenienti dovuti alla cera fusa. 
Cospargete in modo omogeneo le perle di cera, senza eccedere.

Coprite il tutto con un secondo foglio di carta da forno e passate su tutta la superficie il ferro ben caldo. In questo modo la cera si scioglierà e sarà possibile stenderla su tutta la stoffa. Vi consiglio di partire dal centro e passare il ferro verso l’esterno, in modo tale da cospargerla su tutta la superficie.
Fate attenzione a coprire ogni parte del foglio senza però farlo debordare.

Una volta finito questo passaggio è sufficiente togliere la stoffa dalla carta forno e far asciugare, ci metterà pochi secondi.

A questo punto il vostro bee wrap è pronto all’uso. Vi basterà scaldarlo leggermente con le mani e schiacciarlo bene intorno a ciò che volete conservare. Per lavarlo basta uno straccio bagnato, in quanto questi panni sono completamente impermeabili.

PICCOLE CONSIDERAZIONI:
– L’ideale è trovare la giusta quantità di cera, che non sia troppo poca ma neanche eccessiva. Io credo di averne usata un po’ più del necessario e i fogli sono abbastanza rigidi.

– Il profumo della cera si sente parecchio, non che sia un cattivo odore, anzi, ma a contatto con gli alimenti potrebbe dare fastidio. Anche per questo aspetto probabilmente è sufficiente essere un po’ più parsimoniosi con la quantità di cera usata.

– Utilizzate stoffe dai colori chiari perché su quelle scure si notano maggiormente i segni lasciati dalla cera. E’ solo una questione estetica ma perché non badarci?

Spero che questo tutorial vi sia stato utile e che vi venga voglia di cimentarvi con questa tecnica.

Un abbraccio.
Sara

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Spesa responsabile al supermercato

In questo periodo storico in cui, per fortuna, facciamo sempre più attenzione al peso ecologico delle nostre azioni, sicuramente vi sarete soffermati più volte a pensare a come fare la spesa in modo più sostenibile.
Quando si fanno ricerche a tal proposito viene sempre consigliato di fare la spesa da produttori locali, piccoli agricoltori o allevatori, mercati rionali o nei negozi che vendono i prodotti sfusi.
Queste sono tutte indicazioni assolutamente valide e in un mondo ideale tutti faremmo gli acquisti in questo modo ma siamo onesti, riusciamo tutti a farlo? Abbiamo tutti il tempo, i mezzi e le risorse economiche per fare la spesa in questo modo? Personalmente credo di no, anche se è nostro dovere cercare sempre di migliorare, un tassello per volta.
Ciò non toglie che anche facendo la spesa in un comune supermercato si possano mettere in pratica buone pratiche che rendono i nostri acquisti molto più sostenibili, vediamo quali.

BORSE RIUTILIZZABILI
Sembra banale lo so ma se fate caso alle persone che sono in fila alle casse vi renderete conto che non lo è affatto! Di stoffa, di plastica rigida, all’uncinetto, biodegradabili, va bene tutto, purchè vengano usate all’infinito o quasi.
Tenete sempre in macchina due o tre borsoni grossi per quando fate la spesa settimanale e una in stoffa piccola e poco ingombrante da tenere in borsa per le piccole spese improvvisate.

LISTA DELLA SPESA
Altra cosa piuttosto scontata ma che non tutti fanno. Partendo da casa con una lista della spesa ben dettagliata non rischiate di comprare cose a caso che molto probabilmente non vi servono ma solo quello di cui la vostra dispensa ha realmente bisogno.

PRODOTTI STAGIONALI
Basta melanzane a dicembre (anche se le amo alla follia), fragole in inverno o cavoli a luglio! Impariamo a conoscere bene la stagionalità di frutta e verdura, non limitiamoci a comprare sempre i soliti quattro prodotti ma impegniamoci a conoscere anche varietà un po’ abbandonate. Non barrichiamoci dietro alla scusa “ma ai miei figli non piace!”.

FRUTTA E VERDURA SOLO SFUSA
Nei supermercati si trovano sempre grandi quantità di frutta e verdura già confezionata nelle vaschette o reti di plastica. Capisco che il tempo sia sempre poco ma penso che si possano togliere alcuni minuti alle ore che passiamo sui social per fermarci un attimo in più a riempire di zucchine e patate dei sacchetti biodegradabili. Purtroppo i supermercati non incentivano in nessun modo questa scelta perché oltre ad offrire un prodotto bello che pronto per essere pagato, lo vendono anche ad un prezzo più basso. Provate a far caso al peso al chilo delle cipolle nelle reti di plastica rispetto a quelle sfuse, purtroppo vi renderete conto che i prezzi sono molto diversi. Per come la vedo io certe opzioni non dovrebbero neanche proporle ma dato che i punti vendita agiscono ovviamente in base alla richiesta spetta a noi e ai nostri comportamenti far cambiare certe pratiche.

ETICHETTE DIRETTAMENTE SUI PRODOTTI
Quando un frutto o una verdura lo consente è bene applicare l’etichetta direttamente su di essa, senza utilizzare il sacchetto. Non è una questione di risparmio, perché credo che per legge il suo costo venga comunque applicato ma semplicemente perché, anche se biodegradabile, quel sacchetto per essere prodotto e poi smaltito ha un impatto ambientale. Purtroppo non hanno neanche quella resistenza tale per cui si possano riutilizzare per riciclare qualsiasi rifiuto organico (di certo non le bucce dell’anguria) e quindi diventano un po’ un prodotto usa e getta. Inoltre in quasi tutti i supermercati le etichette prodotto non sono compostabili quindi andrebbero staccate dal sacchetto danneggiandolo irrimediabilmente.

FRUTTA GIÀ TAGLIATA E PIATTI PRONTI
E’ impressionante come negli ultimi anni la frutta già pulita, tagliata e imballata sia aumentata sugli scaffali dei supermercati. Che ci piaccia o no se questi prodotti ci sono è solo ed esclusivamente perchè il consumatore li richiede. Ricordiamoci che “comprare è votare”, se smettiamo di comprare certi prodotti state pur certi che le aziende smetteranno di produrli! Questi prodotti già tagliati sono tra le cose peggiori che ci possano essere non solo per via del grosso imballaggio di plastica usa e getta ma anche perchè, lavorati in questo modo, si conservano poco e niente, finendo in buona parte tra i rifiuti. E se queste spiegazioni non fanno presa su di voi scommetto che vi interessa di più l’aspetto economico: perchè pagare il triplo una mela solo perchè è tagliata? Fortunatamente abbiamo le mani per sbucciarla da soli.
Stesso discorso vale per i piatti pronti, a meno che non vi troviate in situazioni di grosse difficoltà (che possono capitare a tutti) evitateli. Hanno sempre tantissimo imballaggio, la qualità, anche se sono biologici, piuttosto scarsa (basta leggere la lista degli ingredienti per capire) e spesso e volentieri fatti con prodotti di dubbia provenienza.

CARTA, VETRO E ALLUMINIO
Quando si fa la spesa al supermercato la merce è praticamente tutta imballata, fatta eccezione per frutta e verdura, purtroppo è un dato di fatto. Per arginare un po’ il problema quello che possiamo fare è scegliere bene la tipologia di imballaggio. Cercare di evitare il più possibile la plastica, quindi via libera alle lattine che sono totalmente e facilmente riciclabili, confezioni di carta e barattoli di vetro. Quest’ultime sono le mie preferite perché dopo un attento lavaggio possono essere riutilizzate svariate volte per le conserve, marmellate o stoccaggio di prodotti sfusi. Inutile dire che vi dovete dimenticare delle bottiglie di plastica dell’acqua, abbiamo quella del rubinetto che è più che buona!

PRODOTTI IN SCADENZA
In alcuni supermercati si cominciano finalmente a vedere i prodotti in scadenza venduti scontati, in modo da ridurre il più possibile gli sprechi alimentari. Ci sono diversi prodotti tra cui scegliere, alcuni per noi non vanno bene tipo tutti i cibi pronti ma alcune cose come latticini, pasta fresca o pane tornano quasi sempre a casa con noi. In modo particolare il pane, il quale è semplicemente del giorno prima ma già solo per questo non vendibile a prezzo pieno. Noi lo consumiamo la mattina a fette con la marmellata oppure seccato per fare il pane grattugiato.

Questi sono tutti piccoli accorgimenti che non renderanno la nostra spesa ad impatto zero ma di sicuro molto più sostenibile. Per chi non è abituato a fare acquisti così forse potrà sembrare un po’ impegnativo ma vi assicuro che dopo poco entrerà a far parte della vostra routine e non ci farete neanche più caso, vi verrà tutto assolutamente spontaneo.

E il pianeta vi ringrazierà.
Sara

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Zucca luffa, storie di agricoltori ed artigiani.

La zucca luffa, una pianta meravigliosa, che ci chiede giusto un po’ d’acqua e terra e in cambio ci regala dei frutti magici! 
Ve ne avevo già parlato in questo post, nel lontano 2014 quando solo pochi appassionati parlavano di vivere green, riduzione dei rifiuti e autoproduzione. 
La mia è una passione radicata negli anni quindi vi lascio immaginare quanto sia felice di questo periodo di cambiamenti che mi ha dato modo di conoscere tante persone con la mia stessa passione e voglia di cambiare le cose.

In quel primo tentativo avevo coltivato personalmente la mia zucca e ricordo ancora quanta emozione ho provato per ogni singolo fiore e frutto raccolto, è stata davvero una bella esperienza che consiglio di fare a tutti quelli che hanno un pezzetto di terra. 

Visto il mio amore per questa pianta non potevo non inserirla nella mia linea green ma ahimè, vivendo ora in un appartamento, non ho avuto modo di coltivarle io stessa.
Questo mi ha dato modo di entrare in contatto, tramite una di voi che mi segue con affetto, con un giovane agricoltore dalla mia zona che come me ha messo anima e cuore nel suo progetto di vita. Coltiva tutto in maniera assolutamente naturale e sostenibile e fortuna ha voluto che avesse a disposizione proprio delle luffe che aspettavano solo me!

Da quel pomeriggio in cui sono andata a prenderle ad oggi che sono al PC a raccontarvi questa storia, sono successe tante cose che hanno coinvolto tutta la famiglia.
Come prima cosa infatti le zucche sono state tagliate della misura giusta e come potete vedere dalla foto si sono messe al lavoro tre generazioni: il bisnonno, il papà e il figlio! 

Successivamente hanno subito un primo lavaggio per eliminare il grosso dello sporco e i semi, lavoro che ha entusiasmato il piccolo assistente con tanto di bagno, accidentale, nella tinozza dell’acqua.

Una volta eliminato il grosso sono passata a lavarle e sbiancarle il più possibile con tanti lavaggi di acqua e sapone fino a raggiungere il risultato voluto. 

A questo punto si passa alla selezione, i pezzi più belli, più grandi e senza macchie vengono lasciati al naturale, con l’unica aggiunta di un cordoncino per appenderli al miscelatore della doccia una volta finito di usarle.

I pezzi troppo piccoli, sottili o danneggiati vengono tagliati e lavorati in modo tale da trasformarli in fogli e successivamente cuciti su una base di spugna di cotone.

In questo modo nessun piccolo pezzo viene sprecato ma ogni singolo centimetro di spugna trova il suo posto in un prodotto che secondo me non ha paragoni con niente.

Una spugna ecologica, che dice addio alla plastica, che unisce due piccole realtà imprenditoriali fatte di tanto lavoro, sacrificio e passione e che spero possa regalarvi piacevoli momenti di relax a fine giornata.

Piccoli gesti fatti da tutti che fanno la differenza.
Sara

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Come fare il deodorante fatto in casa.

Stufi di acquistare prodotti dall’incomprensibile lista degli ingredienti? Voglia di mettervi alla prova con qualcosa di autoprodotto? Desiderate limitare l’acquisto di imballaggi di plastica? Oggi vi spiego come fare un semplice ma efficace deodorante fai da te.

Niente di mia invenzione, devo dire grazie ad alcune ragazze che mi seguono su Instagram e che mi hanno suggerito questa ricetta.Dato che mi sono trovata molto bene voglio a mia volta condividerla con voi.


INGREDIENTI:

2 cucchiai di bicarbonato

2 cucchiai di amido di mais

3 cucchiai di olio di cocco

qualche goccia di olio essenziale (io lavanda)

Procedimento:Amalgamare bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una crema omogenea e trasferire in un barattolino.Gli aspetti positivi di questo prodotto sono tanti! 

  • Lo sto usando da diversi giorni e posso dire che su di me funziona molto meglio di quelli industriali. 
  • Con una spesa minima ottenete un prodotto fatto con ottimi ingredienti, all’insegna della semplicità. 
  • Per conservarlo potete usare un contenitore di riciclo, dando nuova vita a qualcosa che altrimenti sarebbe finito nella spazzatura.

Ho riscontrato però anche alcuni piccoli difetti. 

  • Probabilmente ho usato troppo olio essenziale per cui ho ottenuto una consistenza un po’ troppo liquida che tende a separare. Basta però rimescolare con una palettina di riciclo (io ne avevo una del gelato) prima dell’utilizzo e diventa perfetto.
  • Altro piccolo difetto che ho notato è che lascia un po’ di residuo sulla pelle.
  • Infine se volete portarvi in viaggio il vostro deodorante è necessario trovare un contenitore a chiusura ermetica mentre io ho usato un contenitore di riciclo di omogenizzato e non è adatto allo scopo.

Al netto di pro e contro per me risulta un ottimo prodotto che con un paio di accorgimenti che farò al prossimo tentativo diventerà super! Una ricetta facilissima da seguire, anche per chi ha poca esperienza con l’autoproduzione e con ingredienti che si trovano davvero ovunque.
Spero di avervi dato uno spunto nuovo per rendere la vostra vita un pochino più sostenibile, ricordandovi sempre che un passettino alla volta, fatto da tutti, può davvero cambiare le cose.
Un abbraccio.

Sara

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Autoproduzione: fare il formaggio in casa senza caglio.

In queste ultime settimane sul mio profilo Instagram ho creato un # aggregatore di piccoli gesti green, per fare rete con le persone che come me amano provare a vivere in modo consapevole e condividerlo con gli altri: è #illunedigreen.Era da tantissimo che volevo provare a fare il formaggio in casa ma senza dover per forza usare il caglio che vendono solo in quantità troppo grandi per le nostre esigenze. Ecco quindi che nelle mie ricerche mi sono imbattuta in questa ricetta che condivido con voi.

INGREDIENTI PER UNA PICCOLA FORMA DI FORMAGGIO:

1 litro di latte fresco intero

50 ml di succo di limone

½ cucchiaino di sale


STRUMENTI:

pentola

cucchiaio

ciotola

canovaccio lavato senza detersivo

mollette

fuscella da formaggio


PROCEDIMENTO: Fare questo genere di formaggio è davvero facilissimo! Come prima cosa mettete a bollire il latte e quando arriva a temperatura aggiungete succo di limone e sale. Girate un attimo e lasciate poi creare i grumi, ci vorrà pochissimo. Continuate la cottura per cinque minuti, spegnete il fuoco e lasciate riposare senza girare altri 10 minuti.

A questo punto fissate il canovaccio alla ciotola con le mollette e versate il tutto. La parte cagliata rimarrà nello strofinaccio, il siero passerà sotto nella ciotola. Per questa prima prova non l’ho utilizzato ma l’ideale sarebbe conservarlo per fare la ricotta.

Strizzarte la cagliata dentro allo strofinaccio e travasatela nella fuscella premendo bene con un cucchiaio. Non serve per forza comprarne una appositamente per la ricetta, io ho recuperato una di quelle in cui vendono la ricotta ed è andata benissimo.

Lasciate riposare e una volta freddo togliete dalla forma e portatelo in tavola.Otterrete così un piccolo formaggio fresco, che profuma deliziosamente di limone ma che volendo potete condire con l’aggiunta di altri ingredienti come spezie o frutta secca.

Con un gesto del genere non si cambia il mondo ma credo che sia estremamente educativo, non solo per i bambini, vedere come nasce un prodotto che normalmente acquistiamo velocemente al supermercato. Ma soprattutto ci fa capire quanto può essere duro il lavoro del casaro, che per ottenere una forma di formaggio deve usare una quantità incredibile di latte.

Diamo troppe cose per scontate, senza apprezzare fino in fondo realtà difficili come quella della pastorizia ed è proprio per questo che mi sento di consigliarvi di provare almeno una volta questa piccola esperienza green.
In attesa di vedere tutti i vostri meravigliosi gesti per una vita più consapevole vi abbraccio e vi aspetto alla prossima settimana.

Sara

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Frutta urbana, quel che ci regalano le città.

E’ arrivato il caldo, il sole riscalda l’erba e nell’aria, se fai attenzione, si percepisce il suo profumo. 
Io e mio marito ci guardiamo negli occhi e senza dirci una parola ci diciamo: “E’ ora, la frutta urbana ci aspetta!”.
Prendiamo le nostre bici, raccoglitori di riciclo nello zaino, borraccia piena d’acqua fresca e via verso i punti della città che sappiamo conservare veri e propri tesori. 
Da quest’anno con noi si è unito un nuovo membro alla spedizione: è alto meno di un metro, dice “mamma, papà, torta, book, kitty e moto”, ha la curiosità di una scimmietta e gli vogliamo molto bene.

Se ci guardiamo intorno con un pizzico di attenzione in più, ci accorgeremo che in quasi tutte le nostre città le aree verdi presentano anche alberi da frutto. Sembra incredibile se non ci si fa caso ma basta osservare meglio per scoprire un mondo di regali della natura. 

Ma come funziona? I frutti, dato che gli alberi sono nelle aree pubbliche, appartengono di fatto a tutti i cittadini. Del resto, se quegli alberi vengono piantati, innaffiati e potati con i soldi pubblici, possiamo prendere in cambio una parte del prodotto, no?

Ma questo ragionamento “economico” è solo la punta dell’iceberg, i motivi che spingono a questa scelta sono tanti!

Ad esempio utilizzare la frutta urbana serve a contrastare sia il degrado che lo spreco alimentare. Se quei frutti non venissero raccolti da nessuno, non venissero mangiati da nessuno, finirebbero per cadere a terra a marcire ai piedi della pianta. In quanto al degrado, immaginatevi un prato pieno di frutti marci e capirete quanto possa essere attrattivo per piccioni, topi, ratti e svariati insetti… insomma, raccogliere frutta urbana fa bene a tutti!
E se vi state preoccupando degli animali che potrebbero beneficiare di questo alimento non vi preoccupate, anche dopo il vostro passaggio le piante saranno ancora super cariche di frutta, perchè ovviamente non salite con una scala per la vostra raccolta.

Uno dei dubbi principali che vengono alle persone quando si parla di frutta urbana è relativo all’aspetto igienico. In effetti le città possono essere piuttosto inquinate e la frutta raccolta nei parchi avrà probabilmente addosso polveri e metalli pesanti. Tranquilli, la buona (si fa per dire) notizia è che… vale la stessa cosa per quasi tutta la frutta che compriamo! 
Ahimè molti frutteti sono infatti situati accanto ad autostrade, zone industriali o arterie stradali, quindi a volte le condizioni della frutta che compriamo potrebbero essere anche peggiori. 
Ma niente paura, non è nulla che acqua e bicarbonato e coltello sbucciatore non possano risolvere! E se non altro, la frutta urbana non viene trattata con pesticidi e fertilizzanti, quindi per certi versi è più naturale di molti prodotti della grande distribuzione. 

Altro vantaggio è che andare a caccia di frutta urbana è un ottimo pretesto per passare del tempo di qualità in famiglia all’aria aperta ed i più piccoli potrebbero trovare molto avventuroso esplorare i parchi della città in cerca di tesori zuccherini. 
Se come noi trasformate in un rito la raccolta della frutta in città, diventa un gioco scovare piante nuove, aspettare che i frutti abbiano il giusto grado di maturazione, creare l’itinerario migliore per toccare in un solo pomeriggio tutti i punti che interessano. 
Da questo punto di vista è anche molto educativo, perchè insegniamo ai bambini che la natura ha i suoi tempi, i suoi ritmi, la stagionalità e che non si limita tutto ad andare al supermercato a comprare (magari fuori stagione) dei prodotti già belli che impacchettati.

E a questo punto mi collego anche alla questione “riduzione della plastica“. Come sappiamo tantissima frutta viene venduta solo in imballaggi di plastica e questi spesso e volentieri vengono gettati appena portati a casa. Così facendo quegli stessi contenitori possono essere riciclati per contenere altra frutta infinite volte.

La cosa vi interessa ma siete un po’  pigri e non avete tanta voglia di fare i chilometri in bicicletta alla ricerca dell’albero di albicocche o nespole? Niente paura! Per andare a colpo sicuro, in alcune grandi città come Milano e Roma, sono state sviluppate App che mappano gli alberi da frutto pubblici e forniscono indicazioni e suggerimenti per la raccolta. Provate a controllare se esistono anche per la vostra città, potreste rimanere sorpresi!

Se volete saperne di più potete leggere questo articolo del Sole 24 ore.

E ora tutti in sella alle vostre bici che vi aspettano gelsi, prugne, fichi, albicocche e tanto altro!

Sara