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Il mondo del riuso per i bambini, una scelta ecologica.

Appena diamo la notizia della dolce attesa, gli amici e i parenti che ci sono passati prima di noi cominciano a proporci tutta una serie di oggetti che loro non usano più e che potrebbero tornarci utili. Spesso però, appena fatta l’offerta, si sentono quasi in dovere di scusarsi e di precisare un “Se non ti offendi”. Io questa cosa dell’offendermi perchè mi vuoi dare una mano a diminuire le mille spese che comporta un bambino non l’ho mai capita, di cosa dovrei offendermi? Anzi dico grazie!

Non sono un’amante dell’usato, non mi troverete praticamente mai a frugare nei mercatini delle pulci e non indosso abiti vintage (anche se ci sto ripensando). Faccio semplicemente fatica a trovarmi in quel mondo, è davvero difficile che riesca a trovare qualcosa che mi conquisti e che mi faccia dire “Lo voglio!”. Dalla mia parte posso però dire che non sono una compratrice compulsiva, ho un piccolissimo guardaroba capsula, pochi oggetti selezionati che desidero mi durino nel tempo e non mi piacciono le case che scoppiano di oggetti.

Per quanto riguarda i bambini però credo sia un mondo completamente diverso, soprattutto per quanto riguarda alcuni oggetti che possono essere utilizzati più volte vista la velocità con cui crescono i pargoli.
Non è solo una scelta economica, per noi è principalmente ecologica.
Se penso a quanti giorni (sì, giorni) ha messo determinate tutine Giulio i primi mesi di vita mi sento male, sono praticamente nuove e buttarle mi sembra davvero un insulto al pianeta.

Come possiamo quindi avere un minor impatto sul pianeta e sul portafogli?



1) Accettare volentieri ciò che ci donano gli amici.
Siamo stati fortunati perchè per tante cose abbiamo avuto l’aiuto di amici che ci hanno donato seggiolino bici, tavolino per la cameretta, lettino (arrivato addirittura da un’amica conosciuta sui social!), diversi vestiti, la sdraietta. Sono tutte cose che se anche un po’ usurate sono assolutamente riutilizzabili e poi personalmente quei piccoli segni mi emozionano un po’, perchè penso agli altri bambini che li hanno usati e al ciclo della vita che continua.

2) Affidarsi a negozi specializzati dell’usato.
Ormai in tutta Italia ci sono questi negozi specializzati in cui i genitori possono vendere o comprare ciò che serve. Il livello di selezione della merce è molto alto quindi per quanto siano usati troverete sempre oggetti in ottimo stato! Noi ad esempio abbiamo acquistato il trio che era praticamente nuovo, risparmiando metà del suo prezzo, che non è poco!
3) Dare un’occhiata alla soffitte dei genitori.
Chi più chi meno tutti i genitori conservano qualcosa dei propri figli, se l’ha fatto mia madre che è ben più minimalista di me lo fanno tutti! Noi abbiamo il seggiolone che ha più di 30 anni e nonostante il design decisamente rétro fa ugualmente il suo dovere. Abbiamo recuperato anche alcuni giochi in legno, libri e lego: quel che si dice un tuffo nel passato!
E vogliamo parlare del vinile con le sigle dei cartoni animati anni 80? Giulio lo adora, crescerà con un’anima vintage.

4) Costruire con quello che si ha a casa. 
Per cercare di arginare il problema inquinamento si possono fare tante cose con quello che si ha in casa. Con un po’ di praticità alla macchina da cucire si possono confezionare coperte e lenzuolini e dando spazio alla fantasia si può dare vita a diversi giochi con pochi e semplici materiali che trovate in casa.

5) Acquistare fatto a mano.
Ovviamente sono di parte ma quando si parla di pratiche green per me ha sempre un ruolo fondamentale l’acquisto, dove possibile, di prodotti artigianali o comunque da piccoli produttori. Ci sono sicuramente meno passaggi, non c’è alla spalle un’industria inquinante, eliminiamo la questione sfruttamento del lavoratore e sostenete micro realtà del vostro paese.

Spero di aver fatto cambiare idea ai più scettici e di aver sciolto la timidezza di chi vorrebbe donare ma ha paura di offendere. 
Credo sia bellissimo dare una seconda possibilità agli oggetti e un gesto d’amore donarli a chi ne ha bisogno.

Un abbraccio!
Sara

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